serino“Quando cadono le stelle” 
 
C’è lo studio, l’indagine d’archivio, la capacità di cogliere il particolare, l’incavo oscuro di una storia mondana, poi c’è la scrittura, lo scrivere come verbo declinato nella sua accezione primordiale, epurato dalla prosopopea contemporanea, schivo e persino doloroso nel suo espletarsi. “Quando cadono le stelle” (Baldini&Castoldi) di Gian Paolo Serino s’iscrive nello spazio stretto di quelle opere che si pongono come pietra angolare del panorama letterario. Le vite di Pablo Picasso, Ernest Hemingway, John F. Kennedy e di molti altri protagonisti della società dello spettacolo, ci vengono offerte dentro la crudezza di un “io” personale che svela lati oscuri, pensieri tragici, debolezze ed ossessioni. Serino però non si pone come il narratore voyeur che solleva le nubi oltre le certezze della patina divina dei medesimi, egli li interpreta, anzi sarebbe meglio dire egli li vive, si muove dentro di loro, cade e si rialza, piange e si dispera. Serino scrive di loro a noi, ma lo scrittore sembra non farsi vedere perché interno per prossimità alla loro essenza. È un lavoro di scavo, raschiamento, fatica, memoria e sangue, la scrittura di Serino. Il lettore può percepire il palpitare di ogni singolo respiro, la fatica di un colpo di tosse, la follia ed il delirio di ogni personaggio narrato. Non si può prendere tra le mani “Quando cadono le stelle” senza lasciarsi trascinare dentro ogni singola storia, tentando un equilibrio, il pertugio, una via d’entrata, quella d’uscita. Serino parla a noi, di noi, probabilmente di sé, a sé. Le parole, come l’amalgama dei colori che caratterizzano un quadro, hanno sempre un interlocutore, qualcuno cui render conto. Non sono banalmente i lettori, il mercato, gli editori, la memoria. No. Lo scavo prendente altro. La scrittura quando non è compiacimento, retorica del sapere, è richiamo ancestrale, vita essa stessa. Si scrive sempre per il padre, per ridescriverlo, per formulare una narrazione che porti a termine il compimento della sua immagine. È come un omaggio inconscio che ogni volta si sceglie di donare. Si scrive sempre per il padre, al padre. Nella scrittura si ridefiniscono istanze, valori, prossimità, responsabilità ed appartenenza. “Quando cadono le stelle” è un romanzo corale nel suo sviluppo, che va oltre sé stesso. La materia che Serino amalgama tra le mani, seppur storicizzata, trascende la temporalità e lo spazio. Essa trascina, come una scrittura femmina, nell’attesa del respiro e della verità. Padre – pater – madre - mater, amore - eros, agàpe, philia – coscienza, incertezza, dubbio della propria personale posa. Serino ci racconta di uomini che abbiamo letto, ascoltato, percepito la presenza o la drammatica assenza, egli vive con loro, in loro, dietro il velo che ognuno di noi issa per pudore, gioia o paura. “Quando cadono le stelle” non ha aggettivi, è carne vive oltre l’inchiostro.

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